Decalogo anafrodisiaco

Decalogo anafrodisiaco
ovvero 10 regole inviolabili per mangiare in pace il baccalà

1

Come stuzzichino, mangiate cetrioli, che di solito alludono ma che in questo caso deludono. Va infatti affettato, e alcune sue fette vanno a rinfrescarsi ulteriormente in un gin&tonic con Hendrick’s e pepe nero. Da sorseggiare con aria innocente su di un carpaccio di baccalà freddo assai, basilico, cipolla rossa, filo d’olio e la stessa qualità di pepe prescelta per il gin&tonic.

2

Raccontano i greci che Venere, per placare i propri furori uterini, si dimenasse (da sola) in un giaciglio di lattuga. Sui suoi cuori più chiari e croccanti, assieme ad una vinaigrette olio sale e qualche goccia di limone, un’ideina malvagia di aglio fresco premuto, e il solito pepe. Servita molto fresca, il va sans dire.

3

Ovemai il terzo aperitivo non vi fosse bastato, fate un uso smodato di alcol durante il pasto: a prescindere da qualche scomoda verità che potrebbe inaspettatamente venir fuori, se avete optato per una belga a tripla fermentazione, un canterino gorgogliare pressochè ininterrotto intervallato da borborigmi spontanei e qualche puerile ruttino mal trattenuto vi saranno d’ulteriore usbergo.

4

Se donna, di rigore capelli non lavati, anzi, leggermente unti e con vago aroma di frittura; il trucco, palesemente del giorno prima. Se uomo, fino a pochi anni fa una barba incolta di un paio di giorni e un marcato sentore caprino sarebbero stati più che sufficienti; ma oggi pare vadano inconcepibilmente di moda: sfoggiate allora una camicia bianca leggermente inamidata dal colletto perfettamente stirato indossata sotto un principe di Galles di ottimo taglio, pantaloni con le pences morbidi di gamba e larghi sulle caviglie. Cravatta a motivi liberty.

5

L’assunzione di medicinali, farmaci, ansiolitici e calmanti o droghe in genere è da considerarsi assolutamente scorretta, non praticabile e nociva alla conversazione e alla degustazione del baccalà.

6

Presentatevi a tavola in ritardo, con il banale pretesto che uno schizzo di pomodoro malandrino fuggito dalla padella di vostra madre (confessate pure che vivete ancora in famiglia, anche se non vero) vi ha fatto somigliare ad una vittima del massacro di San Valentino, e che avete dovuto giocoforza rinunciare al vostro attillatissimo trebottoniscarrafoneblunotte in favore del principe di Galles di cui sopra.

7

Ostentate un’espressione depressa come quella di un macellaio in quaresima o annoiata come quella di un’ostrica ovemai presentasse allergia o anche semplice intolleranza ai molluschi in genere.

8

Fumate voluttuosamente tra una portata e l’altra, fumate anche se non hanno portato niente. Se siete in casa, potete soffiare il fumo in faccia; se in un locale e costretti ad uscire all’aperto, facendo in modo da essere ben visibile, trattenetevi lungamente mimando una telefonata immaginaria o digitando stupidi messaggini tra risatine e gridolini di sorpresa.

9

Minacciate di descrivere minuziosamente il piatto che avete, o che avreste preparato per l’occasione, guarda caso la bouillabesse de morue. In primis, il solo sillabarne il nome metterà in risalto la vostra cultura internazionale e la vostra esse blesa. In secundis il nome morue, se correttamente pronunziato porterà le vostre labbra ad assumere l’aspetto del culo di una gallina. Vi basterà appena umettarle con la punta della lingua che prenderanno una ripugnante allusione oscena che finalmente e una volta per tutte scoraggerà qualsiasi tentativo di corteggiamento e lo sbocciare di un qualsiasi sentimento. E come potrà assicurare qualsiasi elegantone della Cannebière una baccabesse che si rispetti (la esse blesa è salva!) va goduta in assoluto silenzio.

10

Se per vostra buona sorte l’ha preparata Enzo, anche il commensale più peperino si trasformerà in certosino in clausura e voi potrete finalmente mangiare in pace il vostro baccalà.